La teoria della Terra Cava

Quella della Terra Cava, oggi confinata al rango di pseudoscienza, ha annoverato tra i propri sostenitori scienziati e personalità di spicco in tutte le epoche che la sua narrazione fin da tempi antichissimi ha attraversato.

Secondo tale teoria la Terra non sarebbe uno sferoide massiccio formato da una crosta esterna e da una sequenza di mantelli e nuclei concentrici sempre più caldi, ma un guscio spesso qualche centinaio di chilometri all’interno del quale vi sarebbero altri gusci vuoti concentrici separati da atmosfere e ruotanti a velocità differenti attorno ad un unico nocciolo (Edmund Halley, 1692).

A integrazione di tale teoria, diversi esploratori, alti ufficiali di marina e uomini politici, fino agli inizi del Novecento, hanno sostenuto che gli strati interni fossero abitati e che a questo intramondo si potesse accedere attraverso dei passaggi in corrispondenza dei Poli. Nell’Ottocento diverse spedizioni furono organizzate per verificare queste ipotesi ma nessun resoconto, che non fosse un’opera di fantascienza, ne ha mai fornito le prove.

Cionondimeno, forte di alcune evidenze, scientificamente confutabili, ma di sicuro impatto, come la circostanza che gli iceberg in Artide e Antartide, pur essendo immersi nel mare, siano fatti di acqua dolce (così come i presunti fiumi dell’interno della Terra che li alimentano), o che nei pressi dei Poli vi sia la presenza di pollini di fiori o cenere vulcanica (che fuoriuscirebbero dai portali che collegano i due mondi), la teoria ha resistito a livello di credenza popolare per tutto il Novecento. Non solo, ma ha anche ispirato un gran numero di scrittori di fantascienza e raccolto un discreta quantità di seguaci, soprattutto tra i sostenitori delle teorie di complotto.

Lo stesso Terzo Reich, dei cui gerarchi è nota la passione per l’occulto, finanziò diverse spedizioni alla ricerca di questi passaggi, non tanto in prossimità dei Poli quanto sull’Himalaya e sulle Ande. L’obiettivo era quello di verificare una delle varianti della teoria secondo la quale i veri terresti vivrebbero all’interno, mentre sulla crosta esterna sarebbero confinate razze mutate.

Analogamente, secondo interpreti moderni dello stesso principio, se la normalità è vivere all’interno dei pianeti, si spiegherebbe facilmente per quale motivo esplorazioni spaziali non abbiano mai trovato evidenze di vita su altri pianeti.

Per completezza merita infine di essere menzionata una teoria solo apparentemente antitetica a quella della Terra Cava, quella della Terra Concava. Secondo tale teoria la Terra non sarebbe un globo massiccio al cui esterno si svilupperebbe la vita, ma un guscio vuoto che la ospiterebbe sulla crosta interna e al cui centro insisterebbe l’intero universo. A ben riflettere ciò eleverebbe gli umani di Terra Concava al rango degli esseri superiori descritti dai teorici della Terra Cava, da qui la non antiteticità con la prima teoria. Non è questo il luogo per un suo approfondimento, ma la Teoria della Terra Concava in realtà ha dei fondamenti di fisica teorica (come la Sfera di Dyson), anche apprezzabili che hanno portato a interessanti dibattiti di scuola, poi conclusisi dinanzi all’evidenza empirica delle esplorazioni spaziali.

 

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